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Comunicato Stampa

Riunione commissione Consiglio regionale Abruzzo su Ato unico

Giovedì 8 aprile 2010 presso il Palazzo dell’emiciclo dell’Aquila, una delegazione di Arco Consumatori Nazionale ha partecipato alla riunione della commissione del Consiglio regionale per l’audizione in ordine al progetto di legge su “Ato unico” e dunque alle norme in materia di Servizio Idrico Integrato della Regione Abruzzo.

Nel corso della riunione si è discusso della ricostituzione dell’unicità della gestione all’interno dell’unico Ambito Territoriale Ottimale. Il servizio idrico integrato è affidato ai 6 Ato attuali, in applicazione della disciplina comunitaria al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici. Il progetto di legge su “Ato unico” affida invece il controllo del Servizio Idrico Integrato ad un unico Ente d’Ambito locale al fine di garantire la gestione unitaria del servizio. Il nuovo Ente d’Ambito appena costituito succede in tutte le posizioni giuridiche ed economiche dei sei Enti d’Ambito esistenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge.

Arco Consumatori Nazionale non può che esprimere il suo parere favorevole in merito all’unicità della gestione, dell’organizzazione e del controllo del servizio idrico; la quale porterebbe immediati vantaggi al consumatore risolvendo una situazione di differenzazione esistente tra i cittadini che appartengono ai comuni delle varie province interessate dalla gestione dei sei Ato attuali.
Arco Consumatori pone atenzione sulla necessità di una netta separazione tra ente di gestione ed ente di controllo ed è favorevole altresì ad un aumento ragionevole delle tariffe riportate in bolletta a fronte di un concreto miglioramento del servizio idrico offerto.




Marco Cerasani
Ufficio stampa Arco consumatori nazionale
3498410624
cerasanim@gmail.com

DIGA DI OCCHITO: e se il problema non fosse solo l'alga rossa?



Le recenti iniziative della magistratura foggiana confermano quanto sostenuto da tempo da WWF, Centro Studi Naturalistici ed Arco Consumatori circa l'opacità della gestione dell'invaso di Occhito, principale risorsa per l'acqua potabile in Capitanata.
Ne è ulteriore conferma la scoperta fatta dalle associazioni che la cosiddetta alga rossa potrebbe non essere purtroppo l'unica emergenza sanitaria che affligge la diga. I pugliesi devono sapere infatti che da tempo imprecisato la Regione Puglia sta usufruendo di una deroga ai valori massimi ammissibili dei trialometani nell'acqua per il consumo umano. I trialometani sono una famiglia di composti che si formano quando l'acqua viene trattata con prodotti a base di cloro per la potabilizzazione e possono avere effetti cancerogeni e tossici su fegato e reni, gli stessi organi bersaglio delle ormai famigerate microcistine prodotte dall'alga rossa.
L'ultimo rinnovo della deroga è stato autorizzato dal Ministero della Sanità il 15/04/2008 e successivamente disposto dalla Regione Puglia il 22/07/2008.
Leggendo l'autorizzazione ministeriale si scopre che il provvedimento di deroga avrebbe dovuto riportare tra l'altro:
a) i motivi di deroga;
b) il parametro interessato, i risultati del precedente controllo pertinente ed il valore massimo ammissibile per la deroga;
c) l'area geografica, la quantità di acqua fornita ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali effetti sulle industrie alimentari interessate;
d) un opportuno programma di controllo che preveda, se necessario, una maggiore frequenza dei controlli;
e) una sintesi del piano relativo alla necessaria azione correttiva, compreso un calendario dei lavori, una stima dei costi, la relativa copertura finanziaria e le disposizioni per il riesame.
Purtroppo nulla di tutto questo è desumibile dal provvedimento di deroga adottato dalla Regione Puglia la quale si è limitata a disporre che l'Acquedotto Pugliese provvedesse affinché la popolazione interessata fosse tempestivamente ed adeguatamente informata della deroga applicata e delle relative condizioni che la disciplinano, nonché provvedesse a formare raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare.
Per cercare di fare chiarezza è stata inviata una richiesta di informazioni alla Regione Puglia e all'Acquedotto pugliese, e per conoscenza al Ministero della Sanità, al Ministero dell'Ambiente e alla Procura della Repubblica, per sapere tra l'altro:
- se il superamento dei parametri limite per i quali è stata disposta la deroga riguardi anche il lago di Occhito;
- se e come siano stati presi in considerazione, nella valutazione della qualità dell'acqua potabile interessata dalle fioriture algali, i possibili effetti cumulativi con quelli di cui alla deroga al parametro dei trialometani;
- quali siano state le azioni di informazione (tempestive e immediate) intraprese per la Provincia di Foggia, tenuto conto dei valori rilevati nella diga di Occhito, anche in considerazione dei possibili effetti cumulativi con le microcistine, e quali siano state le raccomandazioni fatte a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio;
- quale sia la situazione relativa all'attuazione dei piani di risanamento previsti.
Il timore è infatti che, agli effetti nocivi delle microcistine si sommino quelli dei trialometani, determinando un'esposizione cumulativa a fattori di rischio che potrebbero essere particolarmente insidiosi per talune categorie come i bambini, le donne in gravidanza e i dializzati.
Resta il fatto che ancora una volta le istituzioni non hanno adottato le necessarie misure per informare correttamente la popolazione sulla reale situazione dell'acqua potabile in Capitanata.


Foggia, 18 aprile 2009


Arco Consumatori Puglia
Centro Studi Naturalistici
WWF Foggia






Richiesta di informazioni all'AQP ed alla Regione Puglia











decreto ministeriale trialometani









delibera deroga trialometani







Planktothrix rubescens: sviluppi

Planktothrix rubescens vista al microscopio in un bicchiere di acqua di rubinetto durante la conferenza stampa del 11 marzo 2009.



L'iniziativa intrapresa da ARCO a tutela dei consumatori e degli utenti in merito alla presenza della fantomatica alga Planktothrix rubescens nell'invaso della diga dell'Occhito tesa ad ottenere da parte delle istituzioni e degli enti coinvolti la massima trasparenza circa i reali dati delle analisi effettuate e delle procedure intraprese, sembra sortire i primi effetti.


Difatti, la procedura di accesso agli atti del fascicolo ex Legge 241/90 indirizzata all'Arpa, all'AQP ed alla Regione Puglia, cui è seguita una conferenza stampa presso il Museo Provinciale di storia naturale di Foggia in data 11 marzo 2009 (durante la quale Arco Consumatori in collaborazione con il WWF ed il Centro Studi Naturalistici ha esaminato al microscopio diversi campioni di acqua del rubinetto provenienti da vari comuni della provincia di Foggia riscontrandovi una diversa concentrazione di Planktothrix rubescens comunque visibile anche ad occhio nudo), ottiene i primi riscontri da parte della P.A..


La prima risposta è della Regione Puglia - Assessorato alle Politiche della Salute - che con nota del 17.03.09 comunica ad ARCO che "al fine di dare opportuna informazione alla popolazione circa la vicenda in oggetto è stato attivato il sito internet http://www.occhito.regione.puglia.it/ in cui è possibile trovare tutta la documentazione necessaria" ed inoltre, consente ad ARCO " per quanto di competenza, la presa visione ed eventuale estrazione copia di quanto in possesso presso lo scrivente assessorato".


ARCO, prendendo favorevolmente atto della disponibilità della Regione (NDR-in realtà il sito attivato è il seguente: http://www.regione.puglia.it/index.php?page=prg&id=18) si attiverà per esaminare la documentazione richiesta presso l'ente aggiornando i consumatori sui risultati delle verifiche effettuate auspicandosi al contempo la medesima collaborazione da parte dell'Arpa Puglia e dell'AQP.


Dott. Mario Salcuni
Segretario Provinciale ARCO








AGGIORNAMENTO 20.03.2009

Seconda risposta quella dell'ARPA Puglia che con nota trasmessa in data odierna consente ad ARCO "l'accesso al fascicolo (con facoltà di estrarne copia) inerente i controlli effettuati e le comunicazioni intercorse tra Arpa Puglia ed altri soggetti interessati".




Si riporta la nota della Regione Puglia - Assessorato alle Politiche della Salute.










Si riporta la nota dell'Arpa Puglia.


Conferenza stampa Alga tossica 11.03.09


AGGIORNAMENTO 13.03.09
la nostra iniziativa ha sortito un primo effetto:
da oggi sul sito della regione sono disponibili una serie di dati sulla vicenda.
Ecco il link
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=prg&id=18

Alga nella diga di Occhito: ARCO vuole vederci chiaro.

Con una lettera inviata all'Arpa Puglia, all'Acquedotto Pugliese e alla Regione Puglia, l'associazione di consumatori Arco Puglia ha chiesto formalmente l'accesso al fascicolo inerente i controlli effettuati e le comunicazioni intercorse tra l'Arpa Puglia, L'Arpa Molise, l'Acquedotto Pugliese, la Regione Puglia, l'Istituto Superiore di Sanità ed eventuali altri soggetti, aventi ad oggetto le analisi sulle acque del bacino dell'Occhito relativamente alla presenza della cosiddetta alga rossa Planktothrix rubescens.

E' stato inoltre chiesto di conoscere i risultati di tutte le analisi effettuate sulle acque del bacino dell'Occhito sia a monte che a valle del potabilizzatore per la determinazione delle concentrazioni di microcistine e del numero di cellule presenti nell'acqua, a partire dalla prima rilevazione.

Nonostante infatti le notizie confortanti pervenute in questi ultimi giorni da parte della regione Puglia, non è ancora stato chiarito da quando è stata rilevata l'alga tossica e cosa è successo prima che fossero poste in essere le misure cautelative rese note nelle ultime settimane.

Non è chiaro poi quale sia la situazione per i tredici comuni della Capitanata per i quali non è stato possibile miscelare l'acqua con quella proveniente da altri bacini idrici.

Ed infine, il fatto che non siano ancora stati resi noti i risultati delle analisi, non contribuisce certo a creare un clima di tranquillità.

In questi casi una seria, completa e trasparente attività di comunicazione è il miglior rimedio per evitare inutili allarmismi e tenere alto il livello di fiducia dei cittadini nei confronti dell'acqua pubblica.

Per questo ARCO, al fine di verificare la correttezza e la tempestività delle procedure poste in essere dagli enti preposti tese a prevenire qualsiasi rischio per la salute dei consumatori, ha avviato l'azione di accesso agli atti.

In realtà diverse dalla nostra è ormai principio di civiltà e prassi consolidata che chi si occupa della "cosa pubblica" divulghi on-line atti e documenti (corrispondenza, carteggi, bilanci, etc.) relativi alla propria attività al fine di consentire ai consumatori ed utenti dei servizi (in buona sostanza ai "datori di lavoro") la verifica della bontà dell'operato di questi.

Auspichiamo pertanto, che anche gli amministratori di casa nostra vogliano condividere tale basilare principio di civiltà e trasparenza consentendo a chi paga i loro stipendi di verificare la bontà e tempestività del loro operato in una vicenda, come quella che ci occupa, che si riferisce ad un servizio indispensabile di una risorsa, come l’acqua potabile, la cui mancanza si rifletterebbe direttamente sulla salute e sulla qualità della vita dell'intera collettività, provocando altresì un gravissimo disagio sociale.

Dott. Mario Salcuni
Segretario Prov.le Foggia
ARCO Consumatori























Alcuni utili suggerimenti per il risparmio idrico in casa



Una casa che faccia spendere poco o niente per il riscaldamento, e magari anche per la bolletta dell'elettricità, grazie al ricorso all'energia solare. Che riduca al minimo le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici e, in generale, tutto il suo impatto ambientale. E che in più sia sana da abitare: massima attenzione alla qualità dell'aria interna. Godono di crescente fortuna i “green buildings”, ossia gli edifici progettati e gestiti in maniera sostenibile ed efficiente.


Il linea generale, i principi ispiratori dei “green buildings” sono due. Il primo è l'architettura bioclimatica, ossia quella che progetta la casa cercando di adattarla nel migliore dei modi all'ambiente circostante e di ridurne i consumi energetici. La sua punta di diamante è la casa passiva, studiata in modo tale che non ci sia quasi bisogno di accendere i termosifoni e il condizionatore. Il secondo principio ispiratore è la bioedilizia: costruire facendo uso di materiali locali e “naturali”.


Ma manca ancora qualcosa alla già pur ecologica casa che consuma poca energia e che è costruita con materiali naturali. Il risparmio idrico e il giardino sono due temi di solito non centralissimi nella bioarchitettura, ma tutt'altro che trascurabili. Una serie di accorgimenti per risparmiare acqua in casa e nel giardino, dai riduttori di flusso alla micro-irrigazione, sono descritti nel quaderno “Pratiche di risparmio dell'acqua: tecniche comportamentali ”, pubblicato dall'assessorato all'Agricoltura, all'Ambiente e allo Sviluppo sostenibile della Regione Emilia Romagna. Il medesimo assessorato ha dedicato un altro quaderno a “Il risparmio d'acqua in giardino e nelle aree verdi ”, che fra l'altro elenca piante ed arbusti ornamentali meno esigenti in fatto di innaffiature. Fra gli altri, c'è anche un opuscolo pubblicato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, “Linee guida per la gestione sostenibile delle acque meteoriche ". Mostra come raccogliere in una cisterna l'acqua piovana che cade sul tetto, ed a usarla per alimentare un impianto idraulico parallelo e distinto rispetto a quello della potabile. Diventa così possibile usare l'acqua piovana in tutti gli ambiti che non hanno a che fare con il cibo e con l'igiene personale, dimezzando il consumo di acqua potabile.


Illegittimità del canone di depurazione

La sentenza 335 del 10 ottobre 2008 della Corte Costituzionale che riconosce la illegittimità del pagamento del canone relativo al servizio di depurazione quando l’utenza è allacciata ad una fogna che non sversa le acque reflue in un depuratore pubblico, può essere applicata da subito nella prossima emissione del bollettino di fine anno senza arrecare alcun danno al bilancio economico del gestore del S.I.I..

Infatti la tariffa complessiva del S.I.I. è stata calcolata in modo da coprire tutti i costi effettivamente sostenuti per assicurare ogni servizio.


Le acque reflue immesse in una fognatura che non scarica in un depuratore non determinano costi di depurazione proprio perché non vengono depurate.


Il legislatore coerentemente aveva previsto in questo caso che il canone del servizio di depurazione venisse accantonato in un apposito fondo del bilancio per essere utilizzato come quota di finanziamento nella eventuale costruzione del depuratore mancante.


Ne consegue che il mancato pagamento della quota di canone relativa alla depurazione non arreca alcun problema alla gestione economica del bilancio di ciascun gestore.


Per quanto sopra ARCO Consumatori ritiene opportuno che, in questo periodo di forte crisi, venga attuata da subito la sentenza della Corte Costituzionale assicurando che nel prossimo bollettino non venga inserito nel pagamento del canone dell’ultimo periodo dell’anno, la quota relativa alla depurazione per gli utenti che non usufruiscono del servizio di depurazione.


I Gestori già dovrebbero essere in possesso dell’elenco degli utenti che non usufruiscono del servizio di depurazione proprio perché hanno dovuto accantonare il canone della depurazione pagato.


Qualora però ne fossero sprovvisti è abbastanza facile ricostruirlo.


E’ sufficiente infatti individuare le strade percorse dalla rete fognaria che non sbocca in un depuratore.


Tutti i residenti di queste strade sono utenti che non debbono pagare il canone relativo al servizio di depurazione.


ARCO Consumatori ritiene opportuno che ogni ATO emani una circolare a tutti i gestori dando le direttive corrette per la giusta e subitanea attuazione della sentenza della Corte Costituzionale

Il Segretario Nazionale

SERIZIO IDRICO – ANNULLAMENTO DEI COSTI NON DOVUTI PER DEPURAZIONE

ARCO ha preso atto della sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 10/10/2008 che ha dichiarato incostituzionale, il pagamento da parte degli utenti della quota di depurazione quando la fognatura non è provvista d’impianti centralizzati di depurazione o quando questi siano inattivi.

ARCO che da sempre ha sostenuto la illegittimità del principio che prevedeva il pagamento di una prestazione non effettuata, e che colpiva soprattutto i residenti fuori dai centri abitati, continua a chiedere la istituzione di un garante regionale dei servizi pubblici essenziali e l’avvio di un modo democratico di operare da parte dell’ente pubblico che ascolti anche il parere delle organizzazioni dei consumatori prima di legiferare come oggi avviene prevalentemente nell’esclusivo interesse, ora degli enti pubblici, ora delle aziende private.


ARCO ha inviato una richiesta urgente al Presidente ATO Puglia e alle aziende di gestione del servizio idrico per conoscere in quali casi sia stata effettuata la richiesta di pagamento delle quote relative non dovute e quali provvedimenti intenda prendere per l’indennizzo degli utenti.


ARCO informa che i propri uffici sono a disposizione per raccogliere tutte le segnalazioni degli utenti che, rientrando nei presupposti di legge, ritengano di dover essere risarciti

CASTEL BOLOGNESE – RISTORATORE RIFIUTA DI SERVIRE A TAVOLA L’ACQUA DEL RUBINETTO PERCHE’ NON E’ COMPRESA NEL LISTINO PREZZI

Succede anche questo. Un ristoratore di Castel Bolognese ha rifiutato ad un cliente nonostante le sue insistenze, di servire a tavola l’acqua del rubinetto. Motivazione “lui ai propri clienti fornisce solo acqua minerale”, accennando con una smorfia che dell’acqua del rubinetto non c’è troppo da fidarsi.

Visto che con l’acqua del rubinetto ci si lava anche l’insalata, nel dubbio ARCO ha chiesto una verifica all’ASL di Ravenna , che dopo le relative analisi dei campioni prelevati in loco, ne ha confermata la piena salubrità.


Allora ARCO ha chiesto chiarimenti su questo comportamento al Comune di “Castel Bolognese” che ha cosi testualmente risposto:


“L’art. 187 del TULPS recita infatti : “Salvo quanto dispongono gli artt. 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”, e poichè le prestazioni offerte dal pubblico esercizio sono da considerarsi riassunte nel listino prezzi delle consumazioni e nel menù, si ritiene, nel caso specifico, non esista l’obbligo di somministrare un prodotto non elencato nel listino o nel menù stesso.”


Non ci pare che le conclusioni del burocrate comunale possano giustificare un comportamento del gestore, interessato solo a non perdere il guadagno di una bottiglia di acqua minerale, mettendo in campo una partigiana difesa d’ufficio fuori dalla prassi, dalla logica e soprattutto dal buon senso.Tutto questo con buona pace delle campagne per il consumo dell’acqua del rubinetto, svolte dalla Regione, a cui pare non tutti i burocrati comunali siano stati sufficientemente sensibilizzati.


ARCO pertanto ha scritto alla Regione Emilia Romagna e agli assessori competenti di tutte le regioni italiane per chiedere che gli operatori della ristorazione siano obbligati a includere nel costo del “coperto”, la fornitura sui tavoli di una brocca d’acqua prelevata dal rubinetto altrimenti abbiano il coraggio e la spudoratezza di mettere nel listino anche il costo di un bicchiere d’acqua .Ci piacerebbe conoscere in proposito anche il parere delle organizzazioni di categoria.


Ricordiamo comunque che le acque minerali in bottiglia sono spesso conservate, sia nel trasporto che nello stoccaggio, alla luce ed a temperature soprattutto in estate, che non ne garantiscono la rispondenza delle date di scadenza previste in etichetta e quindi possono rappresentare un potenziale pericolo per la salute dei consumatori.

Qualità delle acque nelle zone di balneazione secondo l'AEA

Eye on earth è una piattaforma di comunicazione bidirezionale sull’ambiente che riunisce informazioni scientifiche con commenti e osservazioni di milioni di cittadini comuni. La piattaforma è il risultato di una collaborazione tra la Microsoft e l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA). Essa comprende ora informazioni sulla qualità delle acque di più di 21.000 zone di balneazione in Europa. Il portale presenta la situazione di tali zone nell’arco di diversi anni e, per alcune, persino i dati del 2008.


Eye on Earth verrà gradualmente ampliato per includere informazioni su molte altre tematiche ambientali, con l’obiettivo di diventare un osservatorio globale del cambiamento ambientale. La piattaforma allargherà lo spettro tematico dell’informazione ambientale integrando le sfide ambientali più importanti della nostra epoca, quali l’ozono troposferico e altre forme di inquinamento atmosferico, le maree nere, la biodiversità e l’erosione costiera. In una fase successiva comprenderà anche un numero maggiore di fornitori d’informazioni e link ad altri servizi automatizzati di monitoraggio ambientale.

Ristorante non serve acqua del rubinetto: la denuncia di ARCO

Il titolare di un ristorante di Castel Bolognese (Bologna) è stato denunciato da Arco per essersi rifiutato di servire acqua del rubinetto nonostante le ripetute richieste del consumatore.

La motivazione rimane sconosciuta se non quella di far supporre che l’acqua dell’acquedotto fosse di cattiva qualità, ma non sapendo giustificare come mai con la stessa acqua veniva usata per gli usi della cucina.
Immediata la risposta del Comune di Castel Bolognese, della ASL locale e dell’assessorato competente della Regione Emilia Romagna, che ha aperto una procedura tramite lo sportello Unico per l’Edilizia e le Attività Produttive.

La richiesta di ARCO è quella di reprimere, anche con la sospensione temporanea della licenza, questi tipi di abusi. Infatti se dopo gli appositi controlli l’acqua risulta essere non idonea e non a norma, deve essere interrotta l’erogazione secondo i dettami di legge.

In caso di idoneità ARCO ricorda che è obbligatorio servire acqua di rubinetto, ad un prezzo che solitamente è comprensivo del coperto, ma che comunque è inferiore al suo corrispettivo dell’acqua

Il corretto utilizzo dell'acqua nella ristorazione

A seguito di numerose segnalazioni pervenute dai nostri soci, che si sono visti rifiutare da esercenti attività di ristorazione acqua di rubinetto, si chiarisce che:

· nessuna norma obbliga la somministrazione esclusiva di acque preconfezionate;

· nessuna norma vieta, a richiesta del consumatore, la somministrazione di normale acqua di rubinetto.

Pertanto non esitate a chiedere acqua di rubinetto, non vi sono norme che ne vietano la somministrazione.

L'acqua del rubinetto:
- è sicura poiché sottoposta a molti controlli;
- proviene da sorgenti vicine, non fa migliaia di km per arrivare al vostro tavolo;
- non è esposta al sole e quindi a forme di degradazione;
- è disponibile in tutte le case ed in tutti gli esercizi commerciali, in cui si somministrano alimenti, altrimenti non potrebbero avere l'autorizzazione igienico sanitaria (Legge numero 283 del 1962 e il regolamento comunitario numero 852/2004). Nessun esercizio può rifiutare l'acqua del rubinetto; di norma il costo è incluso nel coperto.
- E’ senza concentrazioni di sostanze inquinanti o cancerogene, che per le acque potabili dell'acquedotto sono considerate fuori norma, vengono ritenute tollerabili per le acque minerali, tanto che è permesso non menzionare sull'etichetta la presenza di queste sostanze finché non raggiungono concentrazioni molto più elevate di quelle previste per l'acqua del rubinetto. Un esempio sono l'arsenico, il cadmio, il mercurio ed il piombo.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001.
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